LONG COVID 2026
LONG COVID 2026 - Riflessioni cliniche a partire da un caso complesso
A cura del Dott. Giuseppe Rossella, Direttore Sanitario del Poliambulatorio IGEA di Piacenza
Negli ultimi anni il termine Long Covid ha assunto contorni sempre più ampi e sfaccettati, includendo manifestazioni neurologiche, cognitive, vascolari e psichiatriche che pongono interrogativi clinici ancora aperti.
In questo contesto, il dibattito scientifico rimane vivo anche a livello istituzionale: recentemente, la
Dott.ssa Rosanna Chifari, intervenendo al Parlamento Europeo, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di approfondire
possibili correlazioni tra vaccini a mRNA e alcune patologie neurologiche, sottolineando l’importanza di un approccio basato su studio, osservazione clinica e prudenza interpretativa.
Un caso clinico emblematico
Circa sei mesi fa ho ricevuto il messaggio di una madre, preoccupata per le condizioni del figlio, 18 anni, in carico a un servizio psichiatrico dal novembre 2024 con diagnosi di disturbo bipolare. Il giovane aveva già affrontato numerosi cambi di terapia, frequenti accessi al Pronto Soccorso per cedimenti emotivi e fisici e, più recentemente, un peggioramento importante in assenza temporanea della specialista di riferimento, la quale si è resa irreperibile.
Nel corso delle valutazioni d’urgenza erano state ipotizzate anche altre diagnosi: disturbo borderline di personalità, stress post-traumatico e ulteriori quadri psicopatologici, mettendo in dubbio la correttezza dell’inquadramento iniziale e, di conseguenza, della terapia.
L’indagine internistica
Alla luce della complessità del quadro, ho ritenuto opportuno richiedere esami ematochimici di routine, integrandoli con la valutazione dell’omocisteinemia.
Il risultato ha evidenziato:
- Iperomocisteinemia
- Mutazione genetica MTHFR positiva
La mutazione del gene metilentetraidrofolato reduttasi (MTHFR), localizzato sul cromosoma 1 (1p36.3), coinvolge il metabolismo dei folati e può compromettere il corretto assorbimento degli stessi. È noto come tale mutazione possa inserirsi anche nella cascata coagulativa, favorendo l’attivazione del Fattore V e determinando una diatesi tromboembolica.
A questa condizione sono frequentemente associate altre patologie: ipertensione, diabete, depressione e disturbi neuropsichiatrici. L’aumento dell’omocisteina, descritta già nel 1933 da Butts e nel 1955 da De Vigneaud, è legato al metabolismo della metionina, aminoacido essenziale introdotto con alimenti come carne, uova, latticini e legumi. Il Dott. Kilmer McCully ha inoltre descritto il legame tra omocistinuria e patologie vascolari.
Un quadro multifattoriale
Tra il 2021 e il 2022, il figlio aveva ricevuto quattro somministrazioni di vaccino anti-COVID-19 a mRNA.Nel suo caso clinico, la coesistenza di iperomocisteinemia, mutazione MTHFR e stimoli infiammatori sistemici potrebbe aver contribuito a un quadro neuropsichiatrico complesso, di difficile inquadramento, culminato purtroppo anche in un tentativo di suicidio.
È fondamentale sottolineare che non si tratta di una relazione causale automatica, ma di un concorso di fattori biologici, genetici e ambientali che richiede un’analisi clinica individuale e approfondita.
Approccio terapeutico e decorso
Come primo intervento è stata sospesa la terapia neuropsichiatrica in atto mediante wash-out controllato, a causa di segni di farmacodipendenza.I farmaci utilizzati (Depakin, Aloperidolo, Lyrica) sono stati progressivamente ridotti e sospesi.
È stata quindi introdotta una terapia mirata con:
- Acido folinico
- Vitamina B12
Ad oggi permangono sintomi quali:
- Stanchezza cronica
- Brain fog
- Difficoltà di concentrazione
Un quadro compatibile con ciò che oggi definiamo Long Covid, inteso come sindrome post-infiammatoria sistemica e neuro-cognitiva.
Concludendo
Questo caso evidenzia come il Long Covid non possa essere ridotto a una definizione univoca, ma debba essere interpretato come condizione multifattoriale, in cui genetica, metabolismo, sistema immunitario e fattori ambientali si intrecciano.
Solo un approccio internistico, multidisciplinare e personalizzato consente di evitare diagnosi riduttive e terapie inefficaci, restituendo centralità alla complessità del paziente.
Ematologo e Internista Poliambulatorio IGEA Piacenza
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