Infarto: l'impatto psicologico sul paziente e sul caregiver

30 settembre 2023

L'infarto del miocardio (IM) è una condizione medica acuta che può avere un significativo impatto psicologico sui pazienti. Questo articolo scientifico medico si propone di esplorare l'impatto psicologico dell'infarto del miocardio, concentrandosi sugli effetti a breve e lungo termine sul benessere emotivo, la qualità della vita e il rischio di recidiva.

L'impatto psicologico dell'infarto del miocardio

L’infarto del miocardio, o un ricovero per un altro problema cardiaco, hanno entrambi un impatto psicologico importante sui pazienti e sui care giver. Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente come i pazienti, in seguito a un infarto , possano sviluppare delle reazioni psicologiche gravi come ad esempio la depressione, l'ansia ed altre difficoltà emozionali. Tutti fattori che incidono direttamente non solo sui tempi di degenza nelle strutture sanitarie, ma anche sul periodo successivo. Infatti, il rischio è che il paziente una volta lasciato l’ospedale possa recarsi al Pronto Soccorso con una certa facilità, non tanto per un problema di carattere medico, quanto per le preoccupazioni dettate dalla componente psicologia come ad esempio un aumento dell’ansia . Infatti, il timore di andare incontro a un altro evento cardiaco o di morire per una patologia che coinvolge il cuore sono solo alcune delle tipiche preoccupazioni di un paziente.

I sintomi depressivi possono incrementare la probabilità di avere un altro evento cardiaco.

Un paziente che ha avuto un infarto del miocardio può iniziare a sperimentare un senso d’ansia che può sfociare in un quadro depressivo. La paura che la propria esistenza sia a rischio genera dei cambiamenti nello stile di vita portando le persone a guardare al futuro in modo completamente diverso. I giovani che hanno avuto un infarto sono spesso gli individui più fragili e hanno bisogno di più tempo per accettare ed adattarsi all’evento. La ricerca scientifica dimostra che circa il 15% delle persone che sono sopravvissute ad un attacco di cuore rischiano di cadere in depressione già dopo poche settimane dall’evento. Mentre un altro 25% sviluppa sintomi ansiosi e depressivi più lievi ma che comunque incidono sulla qualità della vita. Infatti, i pensieri di questi pazienti tendono a diventare catastrofici e la componente ansiosa e depressiva influenza negativamente lo stile di vita e anche l’aderenza ai trattamenti. Inoltre molto spesso i pazienti possono mettere in atto dei comportamenti di evitamento e diventare fatalisti. Ecco il motivo per cui la presa in carico della dimensione psicologica diventa fondamentale per migliorare sia la qualità di vita dei pazienti cardiopatici che favorire una migliore compliance con il cardiologo.

L’infarto impatta psicologicamente anche sul partner.

Il comportamento di evitamento e i meccanismi di difesa che molti pazienti cardiopatici possono mettere in atto producono un impatto anche sulla rete familiare, sociale ed amicale. Ad esempio, la persona che ha subito un infarto del miocardio tende ad evitare di parlare della propria esperienza. Meglio eliminare il problema piuttosto che pensarci costantemente. Inoltre le rassicurazioni che arrivano dall’esterno possono produrre un effetto paradossale incrementando l’ansia e le preoccupazioni . Mentre al contrario un eccesso di premura e di attenzioni da parte del partner possono incrementare il senso di disagio nel paziente . Bisogna quindi accettare il silenzio e piuttosto incoraggiare la persona a consultare uno psicologo con cui affrontare l’evento malattia.


In sintesi:

  • Il 15% dei pazienti che hanno subito un infarto del miocardio vanno incontro a sintomi depressivi importanti.
  • L’ eccesso di rassicurazioni da parte di parenti e amici può produrre un effetto paradossale nel paziente e alimentare sia l’ansia che la depressione.
  • La componente psicologica influenza anche la compliance del trattamento medico, il percorso di cura e le visite di controllo.
  • La presa in carico della depressione e dell’ansia è fondamentale sia per garantire una migliore qualità della vita del paziente, sia per migliorare le condizioni generali di salute.

Se noti che dopo il ricovero i pensieri si fanno più cupi, l’ ansia diventa costante e compare l’ insonnia o altri disturbi psicologi è arrivato il momento di chiedere un aiuto professionale di uno psicologo-psicoterapeuta.

Bibliografia

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